Inflazione alle stelle? Come sfruttare l’effetto scarsità per proteggere i tuoi investimenti.



Ormai la crescita dell'inflazione è sotto gli occhi di tutti e si sta riflettendo sui prezzi al consumo, dopo aver fatto crescere le Commodities e l'energia già dallo scorso anno.


Bisogna quindi correre ai ripari per non vedere erodere i tuoi capitali. Come? Proviamo ad esaminare alcune considerazioni di analisi quantitativa basate sui dati passati.


La figura 1 mostra l’andamento dell'inflazione negli ultimi 100 anni:


In questo lungo periodo abbiamo avuto diverse fasi di inflazione, anche molto alta per periodi di tempo più o meno lunghi. I primi due sono stati dovuti alle guerre, prima e seconda guerra mondiale, dove ovviamente le tensioni in corso hanno avuto un impatto sull'inflazione molto importante anche se relativamente brevi.


L'ultima crescita inflazionistica, manifestatasi prima negli Stati Uniti e successivamente in Europa, è avvenuta negli anni 70 ed 80, con la crisi petrolifera che ha portato tassi di crescita dei prezzi per oltre 15 anni.


L’inflazione come noto porta vantaggio a chi è indebitato (a tasso fisso) e svantaggi a chi ha il denaro in conto.

Oggi i molti governi mondiali sono fortemente indebitati a causa della pandemia, quindi, non è difficile immaginare che l'interesse a far crescere l'inflazione derivi direttamente dai governi di mezzo mondo (anche se non possono ammetterlo pubblicamente), perché come è noto l'inflazione è una grossa tassa indiretta che pagano soprattutto i cittadini che hanno poca familiarità con i mercati finanziari.


Proviamo ad analizzare anche la Figura 2 dove viene sempre riportata l'inflazione negli anni 70 e 80 e confrontata con l’andamento del mercato azionario e obbligazionario.



Nella figura si nota come nei periodi di forte crescita dell'inflazione, sia il mercato azionario che quello obbligazionario hanno perso entrambi, seppur con tempi diversi, oltre il 50% del proprio valore. Quindi, quale risultato avrebbe avuto un portafoglio bilanciato al 50% in Azioni e il 50% in obbligazioni?


La prudenza suggerisce che è necessario equilibrare il portafoglio con altri Assets di investimento che possano comportarsi diversamente e permettere di compensare, almeno in parte, le perdite momentanee derivanti dal rialzo dei tassi di interesse e dell'inflazione.


Storicamente il mercato azionario offre una maggiore possibilità di difendersi dall'inflazione rispetto agli investimenti obbligazioni (i peggiori nei periodi di rialzo dell'inflazione), oppure immobili (che storicamente proteggono ma non riescono a stare dietro al rialzo dei prezzi reali).


Ma in un periodo sufficientemente ampio, che potrebbe rappresentare anche un decennio, investire nel mercato azionario con logiche buy and hold, ovvero senza alcuna gestione attiva, può rivelarsi veramente difficile da sopportare e molto frustrante per le perdite di periodo.


E allora cosa fare? Può la scarsità di un asset combattere efficacemente il rialzo dell'inflazione?


La risposta è Si! Detenere asset che possiedono la natura intrinseca di valore e scarsità, difficile da reperire, se non a prezzi crescenti.


Analizziamo in Figura 3 l’andamento del prezzo dell'oro sempre negli anni 70 e 80.



L'oro negli anni di aumento dell'inflazione è cresciuto di oltre il 1700%, oltre un 20% all'anno cumulato. Al contrario il mercato azionario e obbligazionario hanno perso fino al 50% ciascuno negli stessi anni.


Ma perché un Asset come l'oro, o come molte commodities, salgono di prezzo in periodi di crescita di inflazione?


Semplice, l'economista Adam Smith ha spiegato che la massa monetaria e i beni del mondo si equivalgono, se cresce la massa monetaria ma i beni rimangono gli stessi, ovviamente il valore della moneta diminuisce.


Di conseguenza se il dollaro perde valore rispetto ad un asset che rimane stabile, è chiaro che il prezzo di quell'asset cresce rispetto al dollaro.


Se inoltre consideriamo che il bene in questione abbia anche le caratteristiche di scarsità, come nel caso dell'oro, il prezzo tende a crescere non solo per l’inflazione, ma ancor di più per effetto di una maggiore domanda.


Ed è esattamente quello che è successo all'oro negli anni settanta, diventando di fatto un asset di investimento che protegge dall'inflazione per la sua caratteristica di scarsità.


Oggi oltre all’oro c'è un altro asset di investimento che ha la caratteristica della scarsità ed è il Bitcoin, considerato anche oro digitale.


Il Bitcoin è stato creato con un modello di scarsità che tende ad accentuarsi nel tempo, con un limite nella sua estrazione pari a 21 milioni di Bitcoin, e quindi con una deflazione programmata.


Immaginare quale sarà l'asset che proteggerà di più dal rialzo dell'inflazione tra l'oro e il Bitcoin non sarà facile dirlo, vista la differenza di volatilità storica dei due asset. Però, dopo queste brevi considerazioni, spero di aver sensibilizzato o incuriosito alcuni investitori a tenere conto dell'effetto inflazione per i prossimi anni e di destinare dosi sufficienti anche a potenziali asset di investimento che possano non solo proteggere dall’inflazione, ma addirittura far crescere il tuo portafoglio nel tempo.


Spero che questo articolo possa aiutarti nelle tue future scelte di investimento e se hai dubbi avrei piacere di condividerli in DM con te.

16 visualizzazioni1 commento